Salvini e il portafogli a destra
Aggiornamento: 14 mar 2021
E' risaputo. Montecitorio è luogo malfamato.
Vai per cercare una penna biro e ti accorgi che ti manca addirittura la giacca.
Lontana dal riferimento al capo leggero già indossato, giacca si riferisce per estensione - modo colloquiale - al significato di giubbotto.
Mentre una biro, non la propria, arriva in prestito da qualcuno, giubbotto o giacca che sia, il pensiero corre al portafogli adagiato in una tasca.
Sarà al sicuro? Adesso non è il momento di pensarci. Ora occorre riferire l'esito della consultazione tenuta con il presidente incaricato di formare un nuovo governo.
Il tono confidenziale, basso, quasi una voce-pensiero marca la distanza dal politichese, adottato da lì a breve. Una comunicazione paraverbale sostenuta da una mimica fantozziana - dito indicatore sul petto - a segnalare la mancanza e a presagire un eventuale disagio.
Si attiva, poi, a sua insaputa, l'espressività comica e seriosa di Renato Pozzetto, priva della raffinatezza dell'attore milanese.
Pienamente consapevole entra in scena, infine, il terzo personaggio - il senatore Salvini - con voce piena e ufficiale, senza intenzione di far sorridere.
Molto probabilmente, nonostante i loschi personaggi che frequentano le stanze e i corridoi di Montecitorio, il portafogli sarà ancora nella tasca a destra.
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