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Il servizio pubblico, senza pubblico, in un posto pubblico

  • Immagine del redattore: Nico Carrato
    Nico Carrato
  • 1 mag 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 mag 2021

Agorà, Rai3 - Elena Biggioggero inviata sul campo: Napoli al tempo del Coronavirus. Si parte da una tesi formulata in forma di dubbio: “Ma i napoletani rispettano le regole ?”

La giornalista, dotata di uno “sguardo nordico sul nostro amato Sud”, è pronta a indagare una realtà carica di incertezza e a sollevarci dal dubbio. Ha con sé una spalla - l’Esperto - membro dell’Ordine dei Medici di base.

Dopo l’introduzione sulla profilassi da tenere, Elena, rapita dall’urgenza di portare a termine la sua missione, poggia una mano incauta sul braccio dell’Esperto, subito “rimproverata” dallo studio. Da notare come il tutto accade con il sottopancia “I COMPORTAMENTI POCO RESPONSABILI RISCHIANO DI FAR AUMENTARE I CONTAGI”. Partenza con handicap, ma tra presa diretta, operatore con la camera, l’Esperto di turno, non è facile organizzare i movimenti.

Abbandonato l'Esperto, la giornalista conduce lo sguardo dell’operatore sul limite dell’area pedonale, dove si colloca, frontale, in favore di camera, al confine con una strada dove è consentito il traffico degli autoveicoli. “Serena – riprende Elena rivolgendosi allo Studio – ti voglio far vedere queste immagini”. L’inchiesta sta per raggiungere il suo climax. Gli spettatori, famelici di luoghi comuni, saranno accontentati: “Ecco i soliti napoletani, sempre a fare ammuina”. E invece, si intravedono due auto, un autobus e qualche sparuto passante.

La Giornalista presa dal panico da servizio pubblico, senza pubblico, in un posto pubblico, vuole compensare con la parola, ciò che le immagini non offrono: “Fino a pochi minuti fa c’era un passaggio intenso…”

Mentre tenta di giustificare il deserto dietro di lei, inserisce una frase giudicante che maldestramente afferma il contrario - “Non sta a noi commentare” - e una gaffe - “Non siamo fortunati”, mix di indulgenza per la sua missione fallita e discredito per un luogo avaro di luoghi comuni. Indefessa, continua: “Si stanno comportando... - pausa con sorrisetto - ...cioè non c’è nessuno.” E’ un sorriso di imbarazzo, con lo sguardo che si orienta rapidamente a destra e sinistra (estremo tentativo di rintracciare caos?); è un sorriso smorzato, di sarcasmo e delusione, di chi evidentemente non voleva sorridere (come accade a un bambino: gli scappa, la fa).

E il linguaggio non verbale non sembra darle conforto. Si sbraccia, con una mimica da lavavetri e da vigilessa chiamata a dirigere il traffico di un’anima senza bussola.

Ad Elena, ostinata frequentatrice di luoghi comuni, non resta che prendere atto dello smarrimento compiuto. Forse si aspettava di ritrovare per strada i caroselli del primo scudetto del Calcio Napoli del 1987. É risaputo che al Sud questi festeggiamenti durano un’eternità. Questo programma lo danno di mattina. Lasciate i bambini a letto.

p.s. sono arrivate le scuse il giorno successivo. Saranno scuse sostanziali solo se Il programma modificherà lo sguardo con il quale interrogare e raccontare la realtà, non a tesi, ma per quello che è, con le sue contraddizioni. Rintracciabili sempre. Ovunque.



 
 
 

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