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I Fuori Luogo e la Cellula mortificata

  • Immagine del redattore: Nico Carrato
    Nico Carrato
  • 10 mar 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 mag 2021

Non ce ne vogliano i soggetti interessati, dei quali abbiamo provveduto a opacizzare i volti, a tutela di quel che resta di una privacy già bistrattata dai social.

Privacy di sicuro non osservata da chi ha messo in circolazione questo video con intenzioni non pervenute: deridere qualcuno o lasciare testimonianza di una prassi?

Proviamo a collocarci sul secondo orizzonte, assumendo l'infrazione di una norma - la trasmissione non autorizzata di un esame universitario - come chiave di ingresso.

Il contesto è frutto del presente e del divieto di assembramenti. Non un'aula trafficata di una facoltà specifica, ma, ciascuno per sé, dallo spazio concreto e simbolico della propria abitazione, davanti ad uno schermo, è pronto a farsi esaminare.

L'immagine statica di un dispositivo rimanda le immagini in movimento di un tablet, già bisticcio visivo - verticale/orizzontale - rettangolare. Il soggetto operatore di ripresa - compagno/a di corso? - coglie il momento immediatamente successivo ad una risposta errata della studentessa. Quando crolla la dimensione socratica e si solleva una tensione argomentativa scomposta, tra evidenze negate e prese di posizioni esplicite.

Il nostro operatore è anche fortunato oppure si aspettava uno sviluppo del genere? Le parole della ragazza, rotte dall'emozione, sembrano dare conforto all'ipotesi di una dinamica ricorrente.

Attingendo all'italiano regionale, al confine con il dialetto partenopeo, il docente - piccolo nel riquadro, enorme nel tono - motiva la sua presa di posizione perentoria con un fine: scongiurare una custodia cautelare per un'aspirante dottoressa, evitandole quindi di aggiungere ai faticosi anni di studi universitari quelli di una detenzione, meritata sul campo.

Mortificata la cellula, mortificata anche la studentessa, già figlia di una madre che non resiste, similmente a chi l'ha preceduta, nel non commettere un'infrazione. Sollecitata dalle urla, il suo ingresso è anticipato dalla mano sinistra della ragazza che sembra nascondersi rispetto a quanto accaduto. All'umiliazione pubblica, si somma una vergogna domestica. Il ricorso involontario alla figura retorica del climax - io sono la madre e devo intervenire, devo intervenire perché sono la madre - definisce l'immagine incrociata di una madre pompiera, che non spegne gli animi, anzi li accende, invalidando l'autonomia della ragazza e quel briciolo di ufficialità sopravvissuto alla pandemia.

Ci sarebbe, anzi c'è, l'arrivo del maschio di casa - padre? fratello? - la cui voce, confusa, viene arginata, subito, per evitare che gli eventi precipitino ulteriormente.

Un errore, almeno uno, alla fine è scongiurato in una dimensione in cui testimone, evento e personaggi appaiono accomunati dall'essere tutti fuori luogo.


 
 
 

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