Chiara Influenza
- Nico Carrato
- 29 mag 2021
- Tempo di lettura: 1 min

Due sguardi femminili oltrepassano il limite dello schermo. Fissano un visitatore occasionale.
Il rosa della mascherina, chiave di ingresso dell’immagine, sottolinea due occhi azzurri cinti da sinuose chiome bionde. Vagamente confuse con il dorato materico del tondo alle spalle, chiamato a prolungare la visione. Adesso sono gli occhi della donna seduta, in un ideale passaggio oculare, a chiedere attenzione, mentre culla un bimbo dal gomito pronunciato.
Il visitatore, nel frattempo, riconosce se stesso quale vertice di un triangolo chiuso dai suoi occhi. Scomparsa la finzione, si anima una relazione.
Per una comunicazione orientata non dai soli sguardi. Ciascun corpo aggiunge un modo di abitare lo spazio, di indirizzare la qualità del messaggio.
La donna in primo piano, un colore prevalente, statuaria e statica, bloccata in un gesto: braccia parzialmente incrociate. Segno difensivo di una dimestichezza espressiva incompiuta, nel contesto figurativo, oppure adottato per attribuire rilievo alla donna alle sue spalle?
Eppure, di pittura scolpita, già rilievo compiuto, è il corpo della madre colta in un movimento abituale, evocato dalle linee curve e dai colori generosi di immaginazione tattile.
Pertanto, chi tra le due si giova della presenza dell'altra?
Senza risposte da esibire, il nostro visitatore occasionale, alla fine, mano sinistra sotto il mento, riconosce, tuttavia, la differenza tra mettersi in posa una volta e accomodare la vita per sempre.

Madonna della Seggiola, R. Sanzio, 1513 - P. Pitti, Firenze
.png)


Commenti