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La Puntura della Magnani e la Grazia di Dio

  • Immagine del redattore: Nico Carrato
    Nico Carrato
  • 20 set 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 25 set 2020

Sequenza tratta dal Film Bellissima (1951). La popolana tuttofare Maddalena (Anna Magnani) deve praticare, a domicilio, un'iniezione ad una cliente.

L'entrata in scena, in mezza figura, nella camera da letto, appare bonariamente minacciosa e frettolosa. Siringa puntata in alto. Non occorre altro. Preceduto da un breve stacco, il movimento della donna, da destra a sinistra, è accompagnato dallo spostamento analogo della cinepresa, ferma sul suo asse, sul lato opposto del letto dove Maddalena si colloca per procedere all'iniezione. Uno specchio alle sue spalle amplifica, anche dal punto di vista visivo, una moderata concitazione espressa in prevalenza dall'oralità e dall'esuberanza gestuale di Maddalena. A questo femminile laborioso, verticale, vi si oppone uno orizzontale, vizioso e ozioso, tra sigarette e giornali, richiamato al dovere di paziente.

Braccia allargate e spazientite di fronte a un corpo recalcitrante, finalmente voltatosi. Un'imprecazione - Sirpide! - probabilmente sostitutiva di "Ma che sarà mai una puntura! ", pur con qualche dubbio, potrebbe riferirsi all'insetto simile alle vespa sprovvisto di pungiglione, quindi innocuo.

Il lenzuolo sollevato, la biancheria intima parzialmente abbassata e il gluteo bianco e generoso si scopre in favore dello sguardo della sola Maddalena.

Massaggio genuino per sciogliere la tensione muscolare, accompagnato da una frase non facilmente comprensibile: "Grazia di Dio... parole indistinte...Grazia di Dio". No, la frase non è chiara. Conviene vedere e riascoltare una seconda volta. Niente da fare. Anche al secondo ascolto, il suono non arriva pulito. Anzi, lo schermo cinematografico per pochi secondi rilascia un effetto "acquario".

Il film è del 1951. Colonna sonora deteriorata? Banale difetto tecnico? No. Ma la data c'entra. Ed è un peccato, davvero peccato, scoprire che il problema da sonoro sia in origine censorio. L'Ufficio centrale per la cinematografia, organo della Presidenza del Consiglio, aveva imposto la rimozione della battuta integrale - "Ma chi se la gode tutta questa grazia di Dio!?" - pena l'esclusione del film dalla distribuzione nelle sale. E' stato quindi incollato un 'cerotto', imbevuto di ipocrisia, su questo frammento audio per nascondere ciò che funzionari malpensanti dell'area cattolica giudicavano inaccettabile. Nella stessa frase, il verbo godere e l'opulenza del corpo femminile non possono, assolutamente, essere associati a Dio. Altra è la grazia, la benevolenza che il Signore destina all'uomo.

Il gesto, il buffetto sulla natica scoperta della donna, perde così il suo corrispondente espressivo sonoro. Un principio verosimile di realtà bacchettato da una visione confessionale dell'arte. Un'espressione totalmente priva di sollecitazioni sensuali maltrattata da un moralismo stonato. Brividi non di piacere percorrono la schiena degli spettatori e terminano sul gluteo della donna, ormai pronto per la puntura.

Farà davvero male. Meglio non mostrarla.


 
 
 

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