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Il teatro in Tv. "Il Decreto rilancio" (atto uno)

  • Immagine del redattore: Nico Carrato
    Nico Carrato
  • 14 mag 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 20 giu 2020

Entra in scena, Conte, l'attore protagonista che declama la sua parte - settori della vita pubblica e numeri - con un'espressività non ingessata, ma controllata. Poche pause e un tono coscienzioso, monocorde alla lunga estraniante. La parola "Cultura", declamata con un raro cambio di tono verso l'alto (sguardo e braccia lo sottolineano), genera una fiammata di attenzione, subito spenta, però, da una fredda enfasi ministeriale.

La battuta successiva rivela, di più, la fragilità di un attore non ancora autonomo dal copione. E lo vediamo rincorrere, incerto, su carta le parole da re-citare: ".. Abbiamo un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire, ci fanno tanto appassionare..." .

E si scopre cosi che anche il copione è modesto e non fa divertire affatto.

Una battuta della peggior commedia dell'arte espressione di un modello di società "senza pensieri", pre rivoluzione francese. Con un'aggravante, oggi: che i commedianti, a quel tempo, avevano almeno il pudore di non scrivere certe battute. Sipario.



 
 
 

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