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Il Nero sta bene su (quasi) tutto

  • Immagine del redattore: Nico Carrato
    Nico Carrato
  • 28 mar 2021
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 29 apr 2021

Milano. Cielo terso di una mattina primaverile. Al principio di un attraversamento pedonale, un uomo e una donna riflettono, nei loro piumini di mezza stagione, le tonalità dominanti dell'immagine.

Non scorgiamo i loro sguardi indirizzati non al transito delle auto, ma alla loro sinistra: un blocco monocromatico avanza e si impone alla vista, esigendo la totalità della percezione.

Il cielo azzurro è già un ricordo e i colori leggeri degli edifici laterali non gareggiano nemmeno.

I due passanti vedono tutto nero, non perché siano affetti da una cupa depressione, ma in quanto la realtà è davvero quella che appare.

Superata l'ipotesi dei postumi di un incendio divampato durante la notte, sulla facciata di un palazzo, con loro stupore, compare, per la prima volta, il colore nostalgico degli anni in cui l'edificio è stato costruito (1931). Resiste, invece, uguale a se stesso, il suo slancio architettonico liberty, con linee secondo natura rese mute dal conformismo di un colore avaro di luminosità.

Non un restauro, quindi, un nascondimento o, beneficio del dubbio, una riformulazione affidata a criteri artistici ora ignoti; difficile pensarne ad altri di efficienza energetica.

Resta una tinta banalmente desolante o addirittura elegante nella città capitale della moda dove il nero sta bene (quasi) su tutto?

Di sicuro l'artefice della scelta, robusto comunicatore suo malgrado, non conosce un proverbio orientale - La facciata di una casa non appartiene al suo proprietario, ma ai passanti - in cui la condivisione di una parte di sé, secondo necessità est-etiche, è il fondamento di una relazione educata alla bellezza.

Quel colore racconta solitudine.

Immagine fotografica tratta da www.ilgiorno.it/milano/cronaca/palazzo-nero-1.6143285

 
 
 

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